Nuove Tecnologie e Miti Contemporanei, tra Occidente ed
Oriente
di
Barbara Myoho
De
Salvo
Essere invitata
al 70esimo anniversario dell’Università di Hanyang in Corea
per discutere con studiosi di nomea mondiale, e in presenza
del vice-ministro coreano dell’industria, dell’avvenire
delle tecnologie a semiconduttori nel 2030, e’
un’esperienza estremamente stimolante, ma altrettanto
imbarazzante.
In effetti, anche proiettandosi con la piu’ viva
immaginazione in un futuro lontano, la visione Europea del
2030 rischia di non essere troppo diversa dalla loro realtà
odierna. Sul piano tecnologico, e’ evidente che l’Asia si
muove da decenni con un ritmo diverso dal resto del mondo,
e il distacco, tanto in termini di sviluppo industriale e
riuscite tecnico-scientifiche, che di penetrazione della
tecnologia piu’ sofisticata nella vita quotidiana delle
personi comuni, si sta drammaticamente allargando.
Europa e USA hanno progressivamente delocalizzato in Asia
l’attività manifatturiera di componenti di Silicio
tecnologicamente avanzati a causa dei margini di guadagno
troppo deboli, privilegiando invece settori di mercato ad
alto valore aggiunto come telefonia, sistemi e reti di
telecomunicazione, marketing e finanza. Diverso e’
l’attegiamento dell’Oriente. In particolare, la Corea,
forte dei suoi “chaebols” (conglomerati industriali),
domina oggi i mercati mondiali della “high-tech”. E i
managers coreani indicano come uno dei maggiori fattori
della riuscita delle loro industrie la manualità dei loro
operatori nelle sale bianche, esercitata nei millenni,
anche nelle persone piu’ semplici, dall’uso delle bacchette
per manipolare il cibo.
Anche nell’approccio alla ricerca scientifica e
tecnologica, Occidente e Oriente si differenziano. Partendo
dal presupposto che l’intelligenza non abbia niente a che
vedere con il corpo che la ospita, negli USA e in Europa,
gli studiosi di intelligenza artificiale e di robotica si
concentrano sullo sviluppo di sistemi di calcolo,
processori e software ultra-performanti. L’avvento di
computers super-intelligenti, connessi tra loro in rete e
interfacciati alla mente, permettera’ di trascendere le
facoltà intellettive e cognitive umane(1).
In una visione apocalittica del progresso scientifico, la
realtà virtuale del cyberspazio, in cui la mente umana
potra’ spaziare libera dai limiti della realtà corporea e
dell’esistenza terrena, diviene per l’umanità metafora
della riconquista del giardino dell’Eden(2). Tuttavia, di
fronte a questa visione, il disagio dell’Occidente si
mostra in tutte le sue contraddizioni. La cosidetta
“sindrome di Frankenstein” traduce infatti la diffidenza
dell’uomo occidentale verso il progresso scientifico e
tecnologico. La paura e’ quella della dissoluzione
dell’identità umana nel mondo tecnologico creato dall’uomo
stesso, con lo spettro di una società futura in cui le
macchine intelligenti, coscienti della loro superiorità,
prenderanno il soppravento sull’umanità. Diversa e’ la
visione Orientale, in cui non si avverte alcuna barriera
psicologica o religiosa tra essere umano e tecnologia.
Cosi’, proiettandosi nel 2030, i Coreani parlano di
tecnologie “human-friendly”, ossia amiche dell’uomo,
riferendosi a sofisticati prodotti tecnologici, già in
corso di sviluppo nelle loro aziende, il cui ospite finale
sarà l’essere umano. Questi strumenti tecnologici
permetteranno di guarire dei possibili handicaps o di
potenziare le facoltà cognitive dell’uomo. La
sacralizzazione dei robots a aspetto umanoide in Giappone
e’ la testimonianza piu’ evidente del grado di fiducia e
del diverso valore che gli orientali attribuiscono alla
tecnologia moderna. E gli scienziati giapponesi spiegano
che la nascita della robotica in Oriente parte da un
approccio in cui la ricerca anatomica, lo studio del corpo
umano assume valore sacrale, e il cui assioma e’ la
consapevolezza che “l’intero universo e’ iscritto nel dito
mignolo”(3). Tuttavia, nel mondo della tecnologia e della
scienza moderna, mediamente l’Occidente sembra non voler
prendere coscienza del suo declino, e guarda all’Oriente
con arroganza ed una punta di invidia. A difesa
dell’identità dell’ Occidente nasce il concetto del
“tecno-orientalismo”(4), in cui lo sviluppo di società
super-tecnologiche in Oriente non viene attribuito al senso
d’innovazione e creatività degli orientali, ma al contrario
si rievoca lo stereotipo razziale di un Oriente senz’anima,
privo di umanità e sentimenti, dunque piu’ portato
all’automazione e all’integrazione della tecnologia nella
vita dell’uomo.
Di fronte a queste profonde contraddizioni e alla
difficoltà di preparare il discorso che dovro’ pronunciare
in Corea, mi e’ di conforto il pensiero che l’invito
rivoltomi dai Coreani indica comunque che anche l’Oriente
continua a interrogarsi sul proprio futuro. Malgrado gli
Orientali siano consapevoli e orgogliosi della loro quasi
totale autonomia tecnologica, sembrano comunque
interessarsi alla visione altrui, e in particolare a quella
di una donna, presenza rara nel mondo della tecnologia in
Occidente, e forse anche di piu’ in Oriente. E’ cosi’ che,
tra le considerazioni scientifiche, cerco l’incontro con i
miei ospiti partendo dai sogni, debolezze e illusioni che
ci accomunano tutti, esseri umani, e in particolare
scienziati di oggi: “Nella culture Occidentali, le origini
della tecnologia, scienza e arte risalgono al mito di
Prometeo(5). Il mito, di origine indo-europea, narra che un
titano, di nome Prometeo, rubo’ il fuoco agli Dei e lo
diede agli uomini. Il fuoco brucia e salvifica. Il fuoco e’
simbolo della conoscenza che guida le opere tecniche. Il
fuoco e’ capace di forgiare, fondere e transformare la
natura delle cose. Con il fuoco, Prometeo introdusse nella
vita dell’uomo la “cultura”, là dove solo la “natura”
esisteva. Allo stesso modo, le nuove tecnologie offrono
oggi all’umanità la possibilità di una nuova rinascita, una
trasformazione antropologica verso esseri umani maturi e
evoluti in armoniosa simbiosi con il mondo circostante.
Nuove connessioni vitali permetteranno all’umanità di
sperimentare l’intensità del mondo. Questo e’ il mito della
civiltà moderna, che accomuna tutti gli esseri umani, in
ogni parte del mondo. Tuttavia, il mito porta con se’ anche
un altro messaggio. Come punizione per avere rubato il
fuoco, Zeus, il padre di tutti gli Dei, incateno’ Prometeo
ad una colonna e fece si’ che un’aquila gli divorasse il
fegato durante il giorno, ma cio’ che veniva divorato
durante il giorno ricresceva la notte. Cosi’, il monito di
Zeus a Prometeo deve ricordarci la complessità e
l’irriducibilità dei nostri desideri. L’aquila si ciba
della nostra tracotanza, del nostro orgoglio, della hubris
umana. In altre parole, lo sviluppo di tecnologie potenti
dovrebbe essere sempre accompagnato da modestia e saggezza
illuminata”.
I Coreani mi ringraziano, sembrano colpiti da queste
parole. Ma l’intesa resta inespressa, non e’ che
intuizione. La giornata si conclude con una cena di
commiato, cui sono invitati anche i VIP delle piu’
importanti aziende coreane. Per allietarci, gli
organizzatori ci hanno riservato una manifestazione
speciale, dicono anche per loro inabituale: giovani coreani
cantanti di lirica italiana vengono ad esibirsi davanti a
noi. Il fondatore dell’Università di Hanyang era un grande
appassionato di lirica, e in parallelo alle sezioni
scientifiche ha voluto che una sezione di musica fosse
presente nella stessa Università. Ascolto commossa le
splendide voci dei giovani cantanti, pensando a quali sogni
li abbiano portati a dedicarsi ad una musica cosi’ lontana
dalla loro cultura, probabilmente per loro profondamente
misteriosa. Nella piu’ totale clandestinità rispetto
all’innata famigliarità che provo per quella musica, sento
inaspettatamente una profonda comunanza d’animo. Ricordo le
parole del Maestro: “Il segreto e’ quello spazio di
non-conoscenza in cui avviene l’incontro e grazie al quale
nasce l’uomo nuovo”.
(1) The Age of
Spiritual Machines: When Computer Exceed Human
Intelligence”,
Ray Kurzweil, Penguin
paperback, 1990.
(2)
« Spiritual Robots : Religion and Our Scientific
View of the Natural World », Robert M.Geraci, Theology
and Science, Volume 4, Issue 3, November 2006 , pages 229 –
246.
(3) « The Buddha in the Robot - A Robot
Engineer’s Thoughts on Science and Religion», Masahiro
Mori, Kosei Publishing Co., Tokyo, 1981.
(4) « Spaces of
Identity: Global Media, Electronic Landscapes and Cultural
Boundaries », David
Morley & Kevin Robins, published by Routledge, 1995.
(5) “Iconography of the Prometheus myth”, Gregorio Luri
Medrano, Design, Communication, Culture,
1997.
