di Tiziana Verde
tratto da Zenite Zen Notiziario Vol 17 n. 2 primavera 2010
Dall’osservatorio
privilegiato della scuola, ascolto dialoghi che mi
affaticano: “Io, le mie
esigenze, le mie vacanze, il Mio, che ha diritto di
precedenza e licenza a calpestare. Io che parlo, parlo…
perché tutto quello che dico è interessante. Io che ho
opinioni su tutto e molti meriti, torti mai, ho sempre
ragione Io!”
(Ma quando è cominciata questa terrificante loquacità,
nemica d’ogni preferibile silenzio?)
Una mattina, mentre leggo ai miei alunni il
Barone
Rampante(storia di un
ragazzo che si arrampica su un albero e decide che non
scenderà più), mi tocca questa frase che suo fratello
pronuncia dopo la sua scomparsa: "Prima era
diverso, c'era Cosimo; mi dicevo: "C'è già lui che ci
pensa" e io badavo a vivere (...) Ora che lui non c'è, mi
pare che dovrei pensare a tante cose, la filosofia, la
politica, la storia, seguo le gazzette, leggo i libri, mi
ci rompo la testa, ma le cose che voleva dire lui non sono
lì, è altro che lui intendeva, qualcosa che abbracciasse
tutto, e non poteva dirla con parole, ma solo vivendo come
visse. Solo essendo così spietatamente se stesso come fu
fino alla morte, poteva dare qualcosa a
tutti”
E paragono
quell’Ioa
questo essere “spietatamente
se stessi”.
Forse è quando
uno (come il Cristo o il Buddha) è provinciale, laterale,
fintamente leggero. Viene e dice che i lacci tra mortali
sono immortali e che la vita è simbolica perché divino e
vivente se ne stanno incastrati.
Quando
riarrotola il tempo: le notti dei giorni di deserto, le
notti dei giorni a corto di parole, le notti dei giorni
furiosi dove è il cuore il campo di battaglia. Quando
inventa redenzione a quanto non l’ebbe e risponde ‘No’ ai
suoi demoni, ma è abbastanza forte da tenerseli accanto…
Certi pomeriggi, tornando da scuola, da questo chiasso
insegnato ai figli: “Grida Iopiù
forte degli altri!”, ho voglia solo di ascoltare il
silenzio parlante delle cose: l’ultima neve sui tetti, la
viola sbocciata nell’ombra…
Il mare è
lontano, ma mi basta concentrarmi per ritrovare nel sangue
quella sua animazione immensa che squassa la notte e
ipnotizza la mente.
Il punto a cui sognavo di tendere è smarrito e da questa
disfatta sventolo con stanchezza un’ipotetica bandiera
bianca… eppure, in certe sere mi sembra di scorgerlo, oltre
il rumore, che luccica come la fiammellina di una vecchia
caldaia a gas, quel "qualcosa
che abbracciasse tutto" e che chiede
di essere "così
spietatamente se stessi" non per
ritirare consensi, ma per seguire la strada che ci comanda,
contro ogni comodità o vantaggio, anche quando quella
strada, che non voleva imboccare nessuno, sembra un vicolo
cieco….
