Il vialetto d'accesso a Fudenji

Istituto Italiano Zen Sôtô Shôbôzan Fudenji


SEMINARIO TEOLOGICO


(Articolazione dei Corsi in aggiornamento)

Oggi occorre trovare il punto di tangenza
tra religione, filosofia e scienza.

(Taisen Deshimaru Roshi)

L’ampio contesto dei valori morali, intellettuali e funzionali propri di ogni visione religiosa si evidenzia assumendo la religione - nel generale consenso oggi raggiunto da parte degli storici della religione, antropologi, sociologi e teologi – come sforzo dell’uomo di librarsi verso una realtà simbolica attraverso visioni mitopoietiche e attività cultuali.

In questa prospettiva la cultura religiosa, quale veicolo di forze psicometafisiche attualizzate in concrete azioni ed espressioni, muovendo da un’implicativa esperienza di fede intimamente correlata ad attività non utilitaristiche e non etiche, promuove nel contempo l’attitudine alla riappropriazione critica, interlocutoria e non autolegittimante del proprio vissuto esperienziale, avvalendosi degli strumenti epistemologici adeguati.

La formazione religiosa richiede quindi di coniugare una forte base esperienziale con la capacità di rielaborarne criticamente gli assunti nel contesto della tradizione dottrinale ricevuta, che a Fudenji si dispiega in accordo con la definizione della Tradizione contenuta nei Principi ispiratori di cui all’art. 3 dello Statuto dell’Istituto Italiano Zen Sôtô:

« Con riferimento all’evento storico-salvifico del Risveglio di Shakyamuni Buddha e alla sua Rivelazione, la Tradizione è quella del Dharma tramandato legittimamente e ininterrottamente di generazione in generazione (shôden no buppô) come comunione e comunicazione diretta (tanden) e personale (i shin den shin), testimoniando la forza salvifica del Risveglio e la fede nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha ».

Considerando la teologia come l’intelligenza propria della fede, il Seminario teologico è istituito con il fine di provvedere allo sviluppo di questa capacità in generale e più in particolare di sviluppare la teologia della Tradizione Sôtô in chiave liturgico-pastorale.

Il Corso di Studi Teologici è un itinerario formativo volto ad acquisire gli strumenti essenziali per una comprensione critica del Buddhadharma, mediante l’utilizzazione di una pluralità integrata di prospettive (storica, filosofica, antropologica, linguistica, sociologica e giuridica). Criterio epistemologico di base è la fenomenologia, intesa come attenzione all’essenza specifica dell’esperienza religiosa e ai suoi linguaggi caratteristici (il sacro, il mito e il rito).

Orientamento epistemologico


Il Seminario Teologico non è semplicemente una scuola, ma un laboratorio impegnato nella ricerca di linguaggi capaci di rendere possibile l’accesso all’esperienza religiosa da parte dell’uomo contemporaneo. Puntare direttamente alla natura dell’esperienza umana, assumendo fenomenologicamente le precomprensioni formate dalle credenze acquisite, è una peculiare caratteristica originaria dell’insegnamento di Shakyamuni Buddha.

Mantenuta viva specialmente dallo Zen, questa caratteristica spinge naturalmente ad assumere con radicalità il problema della traduzione culturale di questa Tradizione religiosa nel mondo attuale, coltivando la massima apertura nei confronti di tutti gli aspetti del pensiero religioso, filosofico e scientifico contemporaneo.
Esistono nella cultura occidentale numerosi aspetti che non solo possono contribuire all’elaborazione dei linguaggi necessari a consentire l’accesso diretto all’esperienza del Risveglio cui mira l’insegnamento del Buddha, ma che comunque non possono essere elusi, perché costituiscono parte ineliminabile e per lo più inconsapevole del campo esperienziale messo in gioco dall’esercizio meditativo coltivato nello Zen.

D’altra parte, la consapevolezza della crucialità delle mediazioni che rendono possibile l’accesso all’esperienza religiosa rende avvertiti dell’impossibilità di una pura e semplice trasposizione dei linguaggi tradizionali del Buddhismo e dello stesso Zen, che sono stati elaborati in contesti storici e culturali profondamente diversi dal nostro. Se infatti l’esperienza del Risveglio è universale, i modi con cui se ne indica la via d’accesso sono necessariamente particolari, in quanto dipendono dalla sensibilità degli uomini che vivono in un certo paese e in un dato periodo storico. Tutte le categorie, i termini chiave e i modi espressivi che definiscono l’insegnamento del Buddha devono pertanto essere rifusi e riplasmati dal contatto con ogni nuovo ambiente vitale, senza mai poter presumere che essi mantengano intatto il loro potenziale evocativo nella transizione tra le diverse culture.

Religione che pone al centro l’insostantività di ogni fenomeno, il Buddhismo si è sempre profondamente rigenerato a contatto con ogni nuova cultura, lasciandosene trasformare e trasformandola a sua volta in termini pragmatici ed ermeneutici, radicalmente manifesto nelle sue peculiari caratteristiche in forme inedite.
L’insegnamento proveniente dalla storia del Buddhadharma ispira il Seminario teologico nella costante ricerca di un’interazione produttiva con le persone che incarnano le più significative espressioni della ricerca religiosa, scientifica e culturale contemporanea.

Fenomenologia, ermeneutica e scienze della mente ne definiscono allo stesso tempo l’epistemologia e le principali aree di interesse. Per vie differenti, questi movimenti di pensiero hanno ricreato nel nostro mondo la possibilità di interrogarsi con una nuova sensibilità su che cosa sia l’esperienza umana, muovendosi verso il superamento della dicotomia mente-materia che per lungo tempo aveva abolito la rilevanza epistemologica del corpo. Attraverso questi movimenti, il pensiero contemporaneo è oggi giunto alla soglia della riscoperta del rito come matrice della più profonda conoscenza umana e così facendo sta riaprendo lentamente una via d’accesso all’esperienza del sacro per l’uomo contemporaneo.
La convinzione che questo processo sia uno dei tratti più significativi della nostra epoca e che proprio in questo punto generalmente poco avvertito si stia realizzando l’integrazione autentica tra il Buddhadharma e la cultura occidentale anima la ricerca del Seminario Teologico.
Nel 1986, a seguito di una prima fase sperimentale incentrata sulla storia e la dottrina buddhiste, si configura specificamente l’interesse per la teologia nella sua dimensione liturgica, e negli anni successivi il fuoco della ricerca si concentra principalmente sull’esperienza religiosa e i suoi linguaggi caratteristici, il sacro, il mito e il rito. Il ripensamento critico dell’importanza del rito per l’accesso all’esperienza religiosa costituisce oggi la base di partenza che il Seminario teologico propone come imprescindibile per la rielaborazione critica dell’esperienza e del pensiero buddhisti, nella convinzione che l’elemento trascendentale del Buddhadharma, e in particolare della Tradizione Sôtô, risieda negli aspetti rituali e cultuali.

Da questa base ulteriori orizzonti si sono aperti, anzitutto quelli offerti in ambito filosofico dalla fenomenologia e dall’ermeneutica, considerando che il Buddhadharma appare già di per sé intrinsecamente fenomenologico ed ermeneutico, nel senso emerso dalle ricerche condotte dal neurofisiologo ed epistemologo F. J. Varela (neurofenome-nologia) che si presentano quale naturale interfaccia delle tradizioni spirituali, segnatamente della ricerca intrapresa da Taisen Deshimaru Roshi, pioniere dello Zen Sôtô in Europa, sul finire degli anni ’60 (neuropedagogia).
L’esercizio contemplativo non solo esibisce un’attitudine a riportare la coscienza sensibile a quel livello precategoriale dell’esperienza la cui scoperta costituisce la peculiare eredità della riflessione fenomenologica di Husserl, ma conduce altresì a quella destrutturazione dell’ego che segna profondamente l’ontologia di Heidegger e gli sviluppi più originali del pensiero ermeneutico. Merleau-Ponty, Levinas e Derrida hanno impresso al pensiero contemporaneo svolte brucianti che sembrano gettare proprio nel vivo della « questione » in cui ci s’immerge con la pratica del Dharma di Buddha. Tra i frutti più recenti di questi movimenti filosofici quello attualmente considerato cruciale nel Seminario teologico è la riscoperta dell’estetica come interrogazione filosofica radicale delle logiche dell’esperienza sensibile.

Per la ricerca del Seminario teologico appaiono imprescindibili anche i guadagni epistemologici della filosofia della scienza e delle scienze della mente, con particolare riferimento alle neuroscienze. La valorizzazione delle sinergie inerenti alla dialettica mente-materia e la scoperta delle basi corporee della coscienza costituiscono, secondo l’impostazione del Seminario teologico, un contributo essenziale per la comprensione del livello di profondità in cui si colloca l’esperienza del Buddhadharma e dimostrano che la via per riattivare lo spirito religioso nel mondo d’oggi passa anche attraverso le scoperte sul funzionamento del cervello umano.
Proprio in questo punto si sta giocando oggi una battaglia tra scienza e fede satura di pregiudiziali ideologiche e implicazioni politiche, ma priva di valore epistemologico. L’interesse del Seminario teologico è invece rivolto alla ricerca del punto di tangenza tra religione, filosofia e scienza, in cui i linguaggi ludici, estetici e religiosi si incontrano nelle fratture epistemologiche introdotte dalla scienza contemporanea.