Il divino silicone
Hai visto cosa rende eterno il corpo del santo?
Da “Perché la tecnologia ci rende umani. La carne nelle sue riscritture sintetiche e digitali”, di S. Moriggi e G. Nicoletti, Sironi Ed., Milano, 2009, cap. 1, pp. 16-18.
Gianluca Nicoletti

Le mie frequentazioni di sacre mummie hanno poi avuto un’improvvisa accelerazione con l’ostensione delle spoglie di Padre Pio. Anche in quel caso le fattezze del corpo santo furono reintegrate, là dove la carne si era decomposta, con mirabolanti innesti di materia artificiale. La televisione, di cui i Cappuccini si sono mostrati perfetti utilizzatori, è riuscita a rendere il maquillage ancora più efficace e invisibile. (...)
La vera novità, in sintesi, è che i milioni di pellegrini chiamati dal megafono mediatico di TelePadrePio continueranno a percorrere migliaia di chilometri per vedere una maschera di silicone dipinto che ha la stessa composizione e apparenza di un qualsiasi gadget da bancarella del sacro: portachiavi o immaginetta stampata su oggetti di uso comune. Mi dirai che non cambia nulla in sostanza: ieri si usava la paraffina, oggi il silicone; evoluzione di tecniche ricostruttive dei cadaveri, tutto qui! Invece no, caro mio! Questo è secondo me significativo di una contemporanea deriva dell’estetica corporea. Il silicone è una sostanza inevitabilmente portatrice di significati simbolici.
Nella percezione popolare è oramai il suggello dell’appartenenza a una stirpe toccata dalla Grazia. La cera, quando bru-ciava, anneriva le chiese e dava corpo alle iconografie sacre. Il silicone, invece, ferma il tempo per chiunque e non solo per i santi! L’eccesso di polimero artificiale sulla materia organica di un volto non è percepito come devastazione, ma come accettabile evoluzione dell’umano verso il superamento delle angustie della sua natura. Ciò che vale per una parrucchiera di paese che aspira a essere come Paris Hilton, vale anche per il santo, modello siliconizzato di sacri valori.Si sta forse suggerendo (o semplicemente aprendo) una via democratica alla santità? O piuttosto una via frivola? La natura, inviolabile nelle sue leggi, può essere aggirata con l’«aiutino» estetico? Le prove della santità utili a sostenere l’horror vacui di cui mi parlava il gesuita hanno trovato un sostegno quasi incorruttibile nell’attesa della resurrezione all’Eterno? Sono confuso, lo ammetto.