Le parole


Dialogo tra un vecchio boss e un vecchio poeta davanti al golfo di Napoli

di Tiziana Verde

Da Zen Notiziario vol. 17 n. 4 - autunno 2010


Voi così offendete il mare!” sentì una voce alle sue spalle Don Cosimo, per aver spento la sigaretta e gettato il mozzicone dal molo.
Voltò due occhi ancora infuocati, malgrado l’età, e si ritrovò davanti, nella giacca sciupata, un vecchio che a Napoli era stato famoso per i suoi versi.
“E cosa volete che importi? Per domani prevedono un’eruzione peggio di quella di Pompei e voi pensate a una cicca… E poi, evidentemente, non sapete chi sono io” tuonò, ma con la voce roca.
“Lo so. In Italia si sa sempre tutto, ma questo sapere non cambia le cose. Non ve ne faccio una colpa, quelli come ‘voi’, il loro potere si fonda sul fatto che troppe nostre parole sono morte…”
Don Cosimo lo fissò interdetto, da molto tempo nessuno usava con lui quel tono, per un attimo valutò se infuriarsi o cedere alla curiosità.
Scelse quest’ultima, chiese: “Che intendete?”freddamente però.
“Vedete, una parola muore, quando non passa di bocca in bocca e alle centinaia d’uomini che la gridano non diventa bandiera, preghiera. Quando non fa popolo, non inventa, quando diventa un rumore e questo rumore non fa sentire i singhiozzi, le pause. Quando anche il canto è inquinato e non curva la storia, né se onorare i morti, difendere i vivi. Queste parole, per troppo tempo, nessuno le ha pronunciate…”
“Che vi devo dire? Io ho avuto più dimestichezza con le cose e le cose si contano. A volte parlavo, ma solo perché le parole confondono più del silenzio”.
Faceva sera, l’ultimo sole lanciava sull’acqua bagliori d’incendio. Restarono a guardarlo, poi il poeta rispose: “Il vostro compito è dimostrare che quelle cose esistono, il mio di svuotarle. Scrivere è sempre la pratica di una vertigine. Ma a volte anche quelli come voi ne sono attratti e allora devono chiedersi se tutte le battaglie, i maneggi… valessero l’immobilità di certi vecchi, seduti da secoli davanti al mare, a cui bastava un gesto della mano per dirti che il tuo migliore argomento gli stava facendo ombra”.
“Non argomento (quelli li lascio a voi), ma impero e attivissimo. Voi cosa potete vantare?” il vecchio spavaldamente.
“Lettere, poesie… ma qui in quest’ora sceglierei anch’io quel moto sonnambulo del mare che spezza le certezze, fa tremare le linee, rende incerto il contorno delle cose…”.
Ci fu un terribile boato. Sentirono il suolo tremare e il cielo rossastro riempirsi di cenere.
“Perché siete qui?- domandò il poeta, quando la terra si fu calmata - potevate scegliere qualsiasi altro luogo. Siete troppo furbo per non capire che non avremo un’altra sera”.
“Sono vecchio, sentivo che questo era il mio posto”.
“Allora pure in voi, c’è una parola che non è morta”.
“Che intendete?”
“Che i rimpianti dicono su un uomo molto più delle partenze”.
Per un attimo si sorrisero, poi il poeta: “Torno a casa” mormorò.
Don Cosimo rimase a fumarsi un’altra sigaretta, poi salutò il mare con un lievissimo cenno del capo, fissò la cicca che teneva spenta tra le mani e se la mise in tasca.