Marepatria


di Tiziana Verde

Da Zen Notiziario vol. 18 n. 1 - inverno 2011


“E gli animali sagaci lo notano
che poco sicuri noi stiamo di casa
nel significato del mondo”
(Rilke)

Di anno in anno mi riesce sempre più difficile viaggiare da nord a sud, spostarmi tra queste due regioni inconciliabili dell'anima.
Il primo giorno di ritorno a Modena, le nubi nascondono il cielo e i rami tremano più soli. Qui l’aria perde quella levità che a sud le viene dal movimento continuo del vento, ha un diverso spessore e un diverso odore.
Sono grata a questa percezione che chi ha vissuto sempre nello stesso posto non possiede, a questa inabitabilità dei luoghi che è anche - ma ci vuole tempo a intuirla - la loro trascendenza ed epifania.
Capisco allora come in fondo non si stia mai da nessuna parte, ignoti del proprio cortile, né più e né meno che della sponda d’un qualsiasi mare e come non si torni mai a nulla, né si parta mai davvero, prigionieri sempre del proprio sentire.
L’attenzione, affilata dagli spostamenti, rende fragili per la solitudine di questa doppia vista che chi è dentro non vede, non crede.
In questo s-paesamento in cui né sono, né sto, in questo paradosso ed esproprio, mi abitano tuttavia infiniti richiami…
Già la mente s’incaglia (o s’incanta?) dietro patrie evocate da un suono, da un sogno, solo presentite e tuttavia quanto dolorosamente, con quanta struggente nostalgia rimpiante.
Luoghi che mi hanno tormentato, altri che dimentico entrano simultanei nella percezione del mio sentire, atlante interiore di cui a tratti, per la luce lontana di un faro, intravedo la rotta.
Così tra costa e ghiaccio, paesi con nomi di distanza, ascese e baratri, capisco che fu mare sempre, per legge a non contrattare il vasto.
In questo mare, nella sua difficile lingua, naviga (ha sempre navigato) la mia barchetta.
E’ inverno.
Sono tornata nel parco di Modena dove in certi pomeriggi passeggio fino allo stagno delle oche. Nella borsa mi è rimasto il limone che ho raccolto nel giardino di sud l’ultima sera. Ancora profuma, ancora manda luce.
Per il suo giallo e la falce di luna che, per un attimo, solca le più spesse nuvole, antipodi si toccano, almeno nella mente.
Penso che ho avuto vita. Con tutto il difficile che essa significa. Con tutti gli inizi e gli epiloghi che essa significa. Questa vita ultimamente ringrazio come prima non sapevo.
Si fa sera. Dallo stagno si alza, in breve volo, un’oca bianca.