Zen Seeds - Reflections of a female priest. Kosei Publishing Co. Tokyo, 2007
L'acqua del torrente della valle scorre senza sosta rapida continua a scorrere senza fermarsi un istante. Il suo suono, per me, è il suono suon del tempo.
L'acqua del tempo defluisce scintillando nell'alveo fluviale dell'universo. Con un flusso molto più lento, anche le pietre, gli alberi, le case e le città stanno scorrendo. E scorre la vita degli esseri umani e di ogni cosa vivente. Anche il pensiero e la cultura scorrono. Il fatto che tutte queste cose appaiano immutabili non è altro che illusione.
Noi facciamo ogni sforzo per conservare le cose come sono, poiché gli esseri umani, e solo loro, si dolgono dell'impermanenza. Eppure, per quanto ci affliggiamo o protestiamo, non c’è modo di impedire che ogni cosa continui a scorrere. Tuttavia, se noi consideriamo le cose come sono e scorriamo con esse, scopriamo il piacere nell'impermanenza. Proprio perché la vita umana è impermanente, ogni sorta di forme s'intreccia nel suo tessuto.
All'inizio dello Zazen, quando tutto tace, il suono del torrente della valle è forte e chiaro.
Mentre camminiamo lentamente, dopo la meditazione, per attenuare il male alle gambe e la sonnolenza, il suono del torrente s’ode appena. Al termine dello Zazen, quel suono non si ode più.
Per quale motivo?
In realtà il suono del torrente della valle non aumenta, non diminuisce né scompare. Quando le onde della mente si acquietano, possiamo udire le voci degli esseri non senzienti come le montagne, i fiumi, le erbe e gli alberi, i sassi e l'acqua trasmetterci il loro insegnamento.
Quando i nostri pensieri si volgono ai fatti del mondo esterno, gli esseri non senzienti sospendono il loro discorso. Anzi, non è che non parlino oltre, ma quando il mondo esterno afferra, non abbiamo orecchi per ascoltare.
Così come per le orecchie accade per gli occhi. Quando l'occhio della mente è chiaro, vediamo naturalmente tutte le esistenze cosi come sono, ma nel momento in cui un solo pensiero del mondo esterno distrae la nostra attenzione, ciò che vedevamo non viene più registrato fedelmente dalla mente. Diventiamo ciechi, proprio come diventiamo sordi ai suoni intorno a noi. Quando la nostra attenzione è sospinta qua e là, non vediamo più ciò che dovremmo vedere, non udiamo ciò che dovremmo udire.
Quando ascoltiamo inconsciamente il suono dell'acqua che scorre senza fine, non sembra forse ripetere lo stesso ritmo? Eppure non c'è una sola goccia d'acqua che passi due volte sulla stessa pietra, e il mormorio dell'acqua che rapida scorre sulla roccia non è mai lo stesso. L'identicità non è che un'illusione delle orecchie, degli occhi, della mente umana. L'acqua passata una volta nell'alveo del fiume, non può mai rintracciare il suo corso. La vita umana non è diversa. Sono solo i nostri occhi, i nostri pensieri mondani a vedere l’ieri come se fosse uguale all'oggi. Gli occhi, la mente illuminati dovrebbero riconoscere che la forma di un istante è diversa da quella di ogni altro istante.
Pratica religiosa al di là di se stessi
Nei Templi Zen c'è un detto: "Quando suona il legno, è il refettorio, quando suona la campana, è la Sala dei Sutra”; infatti i monaci sono convocati per il pasto tramite il legno, per la recitazione dei Sutra con la campana. Ogni cosa che facciamo nella pratica Zen non viene annunciata con le parole, ma suonando strumenti.
Quando uno strumento suona, i praticanti devono obbedire all'istante al segnale. Poco importa il compito che si sta svolgendo: occorre obbedire immediatamente al segnale, anche se ciò significa lasciare il proprio lavoro a metà.
Benché apparentemente sia una regola facile da seguire, in realtà è molto difficile. "Ancora un attimo di lavoro e posso concludere" oppure "Solo un momento ancora, non va bene interrompere a questo punto", o si trova qualche altro pretesto per non obbedire. Sono queste le occasioni in cui cadiamo nella trappola dei pensieri egoistici sui propri affari, sulle proprie categorie personali. Io dico ai praticanti: “I segnali sono comandi supremi. Quando sarete chiamati ad attraversare i fiume della morte, potrete dire forse: "Ancora un attimo, prego?". Dovete seguire le indicazioni senza pensare a voi stessi e rispondere di sì senza esitare. Questa è la disposizione di spirito piú importante".
Il Maestro Dōgen disse una volta: "Anche se praticate Zazen tanto strenuamente da fare un buco nel pavimento, se la pratica è per voi stessi non approderà a nulla".